Prison Valley miglior web documentario a Perpignan

A Visa Pour l’Image 2010 di Perpignan, noto festival internazionale di fotogiornalismo, è stato assegnato, per il secondo anno consecutivo, un importante premio, France24-RFI Web Documentary Award. Il riconoscimento viene dato a reportage di alta qualità in termini di scelta del soggetto e di originalità e innovazione nell’utilizzo di tecniche multimediali. I  nove candidati di quest’anno, come nell’edizione precedente, sono stati selezioni anche per aver dimostrato rilevanti contributi nello sviluppo di un moderno approccio documentaristico rivolto, in primo luogo, ad una fruizione in rete.

Ha vinto Prison Valley – The Prison Industry, realizzato da Philippe Brault e David Dufresne con la produzione di Upian Rate e Arté.

Un web documentary di Philippe Brault e David Dufresne, prodotto da Upian Rate e Arté

Stati Uniti, Colorado, non lontano da Denver, Canon City. Una tranquilla cittadina nel nulla con 36 mila anime e 13 prigioni, tra cui la Supermax, conosciuta come la nuova Alcatraz. In questa valle nel deserto roccioso ci sono uomini che lavorano a due dollari l’ora. Sono i detenuti dei penitenziari privati, industria che negli Stati Uniti sembra non conoscere crisi.

David Dufresne e Philippe Brault, reporter francesi, hanno viaggiato nel distretto delle prigioni del Colorado e raccontato ciò che hanno visto con un documentario road movie, in cui i personaggi incontrati offrono, progressivamente, informazioni e nuovi spunti di indagine.

Il format è avvincente, tra cinema d’inchiesta e totale interattività. Una volta saliti a bordo con i due reporter è difficile scendere. Video, foto e audio (voce over e interviste) ben fatti e amalgamati con un montaggio cosciente del proprio ritmo. L’interattività permette di seguire linearmente la strada del reportage oppure fermarsi e aprire nuovi documenti e nuove realtà, oppure comunicare live con altri utenti.

Ogni volta trovo stimolante e, lo ammetto, un pò spiazzante questo tipo di interattività. Mi spiego. E’ come se ci si trovasse davanti un grande gioco dell’oca. Ci troviamo ad una partenza e sappiamo che c’è un arrivo, ma nel mezzo anche altre tappe che possono farci prendere nuove strade, rallentando o accelerando il giungere a destinazione. Spesso servono per approfondire il senso del viaggio, ma a volte c’è il rischio di non aggiungere nulla e riempire il vuoto solo con discutibile estetica grafica o dati insignificanti. Mi pare che non sia il caso del lavoro di Brault e Dufresne.

Degni di nota anche altri web documentari selezionati alla fase finale del premio: Les Hommes Grenier (di Michael Sztanke e Bertrand Meunier per France Television e Narrative), The Empty House (di Nicola Sessa per Peace Reporter) e Surviving the Tsunami: Stories of Hope (di Ahmad Jassim per Thomson Reuters Foundation e International Red Cross con la collaborazione di MediaStorm).

Leggi qui l’intervista a Philippe Brault

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