Due modi di vedere il tempo. Due progetti che non hanno nulla in comune. Ma da vedere non appena si ha tempo.
Timelapse di Tom Lowe
Maggiori informazioni su Timelapse
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New York City Subway del New York Times
Due modi di vedere il tempo. Due progetti che non hanno nulla in comune. Ma da vedere non appena si ha tempo.
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New York City Subway del New York Times
Uno dei bei ricordi che ho di Londra. Qualche birra con Sara Guerrini (ex Gallery Stock, dal 2012 photo editor al D – La Repubblica delle Donne) e Anna Stevens, multimedia producer della Panos Pictures. L’agenzia fotografica inglese Panos è conosciuta e rispettata a livello internazionale per il suo approccio intelligente e serio nel raccontare storie da ogni parte del mondo, di cui è tra i testimoni più integri e attendibili da oltre 20 anni. Come gli stessi ragazzi della Panos dicono, hanno piena consapevolezza che “la fotografia è più di qualche immagine pubblicata sulle pagine dei giornali” e che oggi è sempre più importante conoscere “ogni forma di comunicazione visiva come la produzione di mostre, il multimediale, il video e la cura di progetti documentaristici a lungo termine“. Preso atto di questa realtà, la Panos è una dei partner preferiti sia da società commerciali private che da organizzazioni no-profit.
Anna, giovanissima e dalla risata molto più che contagiosa, è la Multimedia Producer dell’agenzia londinese di Honduras Street, nello stesso palazzo in cui convivono Foto8 e la Host Gallery.
Anna, puoi brevemente raccontare chi sei, cosa hai fatto e che ruolo hai alla Panos?
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Tagged crisis, d, future, gallery stock, multimedia, panos pictures, photographers, photography, producer, united kingdom
Qual è il luogo migliore per osservare una città? Una qualsiasi città nel mondo. Dipende dalla città e spesso ne esistono molti o forse nessuno, dipende anche da chi osserva cosa.
Katerina Cizek, filmaker canadese, e tutta la sua equipe (oltre 30 persone) hanno realizzato uno dei migliori web documentari interattivi mai realizzati, raccogliendo storie da diverse città del mondo raccontate da cittadini che le abitano. Tutte le narrazioni hanno in comune la scelta del punto di vista, ovvero dove raccontare una città ed osservarla: il luogo più intimo e privato dell persone, la propria casa, e con gli occhi rivolti ai vetri delle finestre, spesso di alti palazzi urbani. Siamo ospiti nel loro soggiorno e un collage fotografico a 360° ci mostra la vita dentro e fuori quelle mura e oltre la finestra.
Oltre 90 minuti di contenuti video, testuali, grafiche. 49 storie da 13 città diverse raccontate in 13 lingue e accompagnate da musiche degne di nota.
Out My Window è solo una parte del progetto principale Highrise.
Questo articolo è stato originariamente scritto da James Estrin con il titolo “An F.S.A. Style Collective for Troubled Times” per Lens, il blog di fotografia del New York Times. Ringrazio il signor Estrin per avermi autorizzato a tradurre in italiano il seguente articolo.
Durante la Grande Depressione, i fotografi della Farm Security Administration crearono un archivio visivo del loro paese che ancora oggi influenza uno dei modi in cui l’America vede sé stessa. Dorothea Lange, Arthur Rothstein, Walker Evans, Ben Shahn, Russell Lee, Jack Delano e Gordon Parks ed altri hanno realizzato immagini che sono diventate dei classici, tanto da aver praticamente ispirato ogni fotografo documentarista fino ai giorni nostri.
Oggi, in un nuovo periodo segnato da pene economiche e turbamenti sociali, un gruppo di fotografi a dir poco esperti, ispirati appunto dalla FSA, si sono riuniti con l’intento di dar forma una duratura documentazione per presentare l’America agli americani, proprio come fecero i loro predecessori.
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“La fotografia di James Delano e’ piena di ombre in cui sfumano i contorni di paesaggi e persone alludendo forse a uno stato d’animo che non è solo di chi fotografa, ma anche di chi è fotografato. In mezzo ai nuovi scenari l’uomo si muove a tentoni, guarda davanti a sé smarrito, come se la vita nella sua precipitosa fuga in avanti lo avesse lasciato solo sul bordo della strada. In Giappone, dove la modernizzazione è cosa fatta, dove nessuno è più lanciato alla riscossa, lo si ritrova, perso e triste, fra le ombre delle proprie percezioni. E’ diventato un profugo, un senza terra. La sfida è stata così nuova e così grande che solo pochi sono riusciti a coglierla.”
Erano le parole di Angela Terzani scritte ad introduzione della bellissima mostra “Sulle orme di Tiziano Terzani” organizzata dalla Galleria Grazia Neri nel 2009.
Oggi James Whitlow Delano ha deciso di intraprendere una nuova sfida, personale ma con nobili intenti di compartecipazione a un tema che lo aveva colto e sconvolto a livello familiare, dopo la prematura scomparsa della sorella Jeanne. Il progetto culminerà a breve in un libro fotografico, come opera collettiva, in cui Delano stesso ha fatto confluire amici fotografi tra i più eccellenti al mondo (vedi sotto l’elenco completo).
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Tagged cancer, grazia neri, japan, medicine, palliative, photography, tiziano terzani
Avevo inizialmente pensato di aprire questo post descrivendo una scena quotidiana che a chiunque capita di vedere. Ambientazione: una qualsiasi via o piazza italiana, un’edicola, l’uomo/donna dell’edicola è chiusa nel proprio chiosco, intorno a lui/leu giornali di ogni tipo, clienti si avvicendano con monete e banconote in mano per acquistare quotidiani e riviste. Credevo di dover affrontare il futuro delle edicole, ma non è il caso anche perché secondo me è inutile parlare della loro fine. E sinceramente, oggi, non mi interessa la loro sorte. Quello di cui volevo parlare è invece una nuova tipologia di edicola, per letture digitali ad alta definizione, senza carta, dislocata, multimediale, completa e soprattutto la più grande al mondo.
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Tagged app, economist, editorial, ipad, iphone, journalism, magazine, market, newspaper, web
Non solo televisione agli Emmy Awards 2010, conclusi da poco a Los Angeles. Anche la fotografia e il fotogiornalismo hanno avuto il loro ben meritato riconoscimento, in particolar modo nella sezione “New Approches To News & Documentary“. Nella categoria arts, lifestyle and culture tra i vincitori c’è il nome del fotografo Anthony Suau per The Iconic Photo Series prodotto dal sito del magazine Time.
Nella categoria documentaries invece il premio è andato ad una produzione online del New York Times: One in 8 Million, diverse e coinvolgenti storie, narrate attraverso l’utilizzo di audio-interviste e fotografie, che ogni giorno raccontavano la vita dei newyorchesi. Vi segnalo un’intervista fatta da James Estrin (editor del blog Lens del New York Times) al fotografo Todd Heisler, alla senior multimedia producer Sarah Kramer e alla deputy photo editor Meaghan Looram.
E in Italia ancora niente? Ok, continuiamo con i Telegatti!
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