Il controverso caso Lacoste al Museo Elysée: censura?

Fino alla settimana scorsa l’artista Larissa Sansour era tra gli 8 finalisti del Lacoste Elysée Prize, l’annuale premio da € 25.000 nato per promuovere i giovani talenti della fotografia internazionale dal Museo Elysée di Losanna* e sponsorizzato dal marchio francese della moda Lacoste.

Sansour era stata scelta per il suo progetto Nation Estate, work in progress di 8/10 fotografie (o composizioni fotografiche) e un video sci-fi con cui immagina un museo in cui racchiudere la Palestina.

from Nation Estate, 2011-2012 ©Larissa Sansour

Qualche giorno fa, invece, il direttore del Museo Elysée le telefona annunciandole che era stata scartata dalla selezione finale del premio. La motivazione ufficiale è che il progetto di Sansour non era coerente al tema dell’edizione 2011: la gioia di vivere. Incredulità, sconcerto e comprensibile nervosismo avranno preso la fotografa-artista. Come mai era stata inizialmente scelta e approvata, sia da museo che sponsor? Cosa ha fatto loro cambiare? O chi?
Secondo Sansour la motivazione è puramente politica: le sue opere non avranno fatto piacere a qualche alto dirigente della Lacoste che avrebbe potuto ritenere Nation Estate se non “anti-israeliano” almeno “troppo pro-palestinese”.
Inizialmente l’Elysée aveva chiesto a Sansour di “armonizzare” insieme la comunicazione ufficiale dell’esclusione dal premio, offerta subito non accettata. Così come non è stata, per ora, accettata l’opportunità di esporre le stesse fotografie escluse in un mostra personale da allestire presso lo stesso museo di Losanna.

Dopo che Sansour ha pubblicato sul proprio sito la notizia della sua estromissione dal concorso per cause politiche (troppo pro-palestinese), Lacoste e il Museo Elysée hanno rilasciato un comunicato stampa congiunto in cui negavano assolutamente implicazioni politiche e ribadendo il fatto che la decisione fu presa perché il progetto della fotografa era fuori tema.

Le ore passano e del caso ne parlano blogger, autorevoli riviste di settore fino alla stampa come Washington Post, The Guardian, El Mundo. Si inizia a parlare di boicottaggi e da più voci si chiede al marchio del lusso delucidazioni sul caso. Le accuse di censura sono pesanti. Lacoste non ci sta e si smarca. Sostenendo di non voler macchiare il brand con invettive a loro avviso false, Lacoste decide di ritirarsi da sponsor del premio. Dal canto suo, il Museo Elysée prende posizione e, appoggiando la qualità del progetto di Larissa Sansour e rinnovandole la proposta di una mostra personale, annuncia che il Lacoste Elysée Prize è annullato, ovviamente.

E’ censura o no?
Cosa è successo nell’arco di una settimana in cui un progetto da scelto, selezionato e accettato da sponsor e museo passa all’esclusione? Non possibile che la stessa commissione di ammissione al premio cambi idea in una settimana, è dunque plausibile che ci sia stata un’interferenza forte. A questo punto si possono (devono, forse) aspettare due differenti comunicati, del museo e dello sponsor, in cui spiegano le motivazioni del cambio di idea, più che del motivo stesso dell’esclusione.

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