World Press Photo Multimedia Contest – Tra passato e presente

Multimedia. Il termine è sempre quello e ormai consolidato, sebbene spesso venga abusato o mal interpretato, soprattutto se accostato alla fotografia e al raccontare storie tramite la fotografia. Poco importa, in fondo, se il termine sia brutto o meno. Il multimedia fatica ancora ad emergere sia come espressione comunicativa che come modello di business. In parole povere, i prodotti multimediali di alta qualità che usano perfettamente la fotografia amalgamandola con altri linguaggi (video, grafica, testo, audio, ecc.) dove vengono visti? Mettendo da parte quelli che trovano il cinema come luogo naturale*/**, gli altri dove trovano i loro spazi? Spazi a fini anche lucrativi, intendo. “Arriverà il momento” si sente dire spesso nel settore fotogiornalistico. Già, arriverà.

Intanto, per fortuna, ci sono altri spazi per i multimedia: concorsi e festival.
Uno dei più prestigiosi e storici concorsi fotogiornalistici, il World Press Photo, ha indetto per il secondo anno consecutivo un Multimedia Contest. Sebbene l’ammissione sia diversa dal concorso fotografico, la giuria avrebbe il compito di selezionare i tre prodotti da lei considerati migliori tra quelli pubblicati e divulgati internazionalmente per tutto il 2011.

La giuria di quest’anno, presieduta da Vincent Laforet (regista e fotografo già vincitore di un premio Pulitzer), ha premiato Afrikaner Blood di Elles van Gelder e Ilvy Njiokiktjien.

Il documentario della coppia olandese racconta la vita di adolescenti nei campi di addestramento estivi organizzati dall’organizzazione di estrema destra Kommandokorps. Obiettivo primo dei campi estivi è insegnare al giovane come difendersi dal crescente crimine e difendere se stessi e la propria familia. Secondo Franz Jooste, fondatore dei campi ed ex militare, il crimine è in mano ai sudafricani di colore e nasce dal fallimentare programma socio-politico di Nelson Mandela nel post-Apartheid.
Afrikaner Blood usa il linguaggio che potremmo quasi definire classico nel multimedia contemporaneo. Pari qualità in immagini video e fotografiche, sempre vicine e nello stesso contesto, ciò che coglie il video non è il dettaglio che attira l’attenzione della fotografia, ma montati insieme il messaggio è forte e diretto. Van Gelder e Njiokiktjien non hanno sperimentato sui mezzi espressivi, bensì preferito concentrarsi sulla storia, senza pregiudizi e giudizi faziosi.

Rispettivamente al secondo e terzo posto – tra gli le quasi 300 produzioni multimediali partecipanti al contest, la giuria ha premiato Half-Lives: The Chernobyl Workers Now di Maise Crow e America’s Dead Sea di James Lo Scalzo.
In tutti e tre è individuabile una costante: il rapporto tra passato e presente. Da pericolosi rimpianti nostalgici vissuti nel presente a un passato tragico che ha segnato disastrosamente presente e futuro, fino ad una orgogliosa voce da grammofono che riecheggia uno straordinario mondo che nel presente non esiste più.

Menzione d’onore all’interattivo del New York Times, Punched Out: The Life and Death of a Hockey Enforcer, realizzato da Shayla Harris e Marcus Yam.

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