120.000.000

Lo stesso numero, se arrotondato. Eppure lo stesso simbolo, $, il dollaro. E’ la cifra che qualcuno ha speso e che altri rischiano di pagare. Ma c’è anche l’altra faccia della ricca moneta: qualcuno incassa.
Il legame tra fotografia, arte e denaro presente in questo post è puramente casuale e altamente criticabile.

Il primo caso. Nel 2010 un violento terremoto ha colpito Haiti. Tutti (?) ricordiamo le immagini della tragedia raccontata da giornalisti, videomaker e fotografi, tra cui il freelance Daniel Morel, haitiano. Seppur distribuito da Corbis, appena arrivato in albergo, Morel carica alcune sue foto su Twitter. Un certo Lisandro Suero, mezzo hacker ma pieno ladro, ritwitta le foto proclamandosi autore delle stesse. L’agenzia di news Agence France Presse (AFP) scarica le foto e le mette sul proprio circuito, sostenuto anche da Getty Images. Anche se poco più tardi, negli uffici di AFP, capiscono che le fotografie sono di un altro autore, Morel appunto, il danno è fatto. Non serve a cambiare il credit e a chiedere un compromesso. Le immagini della giovane donna sopravvissuta alle macerie è su tutti i giornali. E da quel triste giorno, quelle immagini sono state vendute 820 volte da Getty. Si apre il processo di Daniel Morel contro AFP/Getty Images per aver infranto il diritto d’autore.

Daniel Morel, Haiti 2010. Papers collage ©Petapixel

Il caso giudiziario è ancora aperto e, come ben documentato su BJP, si sono dette tante cifre, così come ci si è appellati, da entrambe le parti, a tutti i codicilli riguardanti i diritti d’autore delle immagini; e ai tempi del social network non dovrebbe essere cosa semplice. Nell’arringa finale, Morel ha chiesto un risarcimento di $150.000 per ogni abuso delle sue immagini, cioè oltre $ 120.000.000, se dovesse vincere la causa potrebbe ricostruire Haiti. Ovviamente AFP non demorde, ma sembra pronta a discutere cifre di risarcimento intorno ai $ 200.000. Vedremo.

Dalla fotografia documentaria all’arte simbolica. Haiti ed Europa di fine Ottocento uniti dalla sofferenza, ma diverse sofferenze. Dalla tragedia collettiva del 2010 al dolore privato dell’uomo occidentale a una dimensione. L’uomo che urla senza voce. Da Haiti alle opere di Edvard Munch. Coincidenza: stesso prezzo.

©AFP

Ieri, 2 maggio, Sotheby’s a New York ha chiuso a $119.900.000 l’asta dell’opera del 1895, L’Urlo di Munch. Una delle quattro copie esistenti. Rimane l’anonimato sull’acquirente, anche se più fonti hanno fatto un nome: Mayassa Al Thani, 30 anni e figlia dell’emiro del Qatar. Collezionista d’arte generosa, Mayassa è la mente e il portafoglio culturale del piccolo e ricco stato arabo. Record dopo record: Matisse era il precedente, prima del pittore norvegese. E in questi giorni, il museo del Qatar è lo sponsor principale della retrospettiva di Damien Hirst alla Tate Modern di Londra (il prossimo ottobre la Tate ospiterà una grande mostra su Munch, The Modern Eye). Gli indizi sul compratore misterioso condurrebbero nel Qatar e alla sua missione “occidentale”.
E, lontano da Haiti, c’è già chi aspetta che il Qatar scopra la fotografia.

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One comment

  1. Roberto Tartaglione · May 3, 2012

    Sarebbe bello, sopratutto se scopra nuovi autori e non … i soliti noti!
    Post molto interessante

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