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STORY#09 – Aerotropolis | Giulio Di Sturco

Giulio Di Sturco nasce a Roccasecca, in provincia di Frosinone. Suo padre ha un negozio di fotografia in paese e immagino non sia facile lavorare negli ultimi anni con nessuno più che sviluppa e stampa dai negativi le foto delle vacanze o dei matrimoni. Giulio sceglie di fare, in un modo o nell’altro, la stessa professione del padre.

Studia fotografia a Roma per poi trasferirsi in Canada. Dopo alcuni anni torna in Italia, anche se spesso lavora in India dove passa la maggiorparte del suo tempo. In pochi anni, vince un World Press Photo, un Sony World Photography Award, PX3 International Award e altri prestigiosi premi. Può vantare inoltre ottimi clienti internazionali ed è sicuramente uno dei giovani fotografi italiani più promettenti. Non lo dico per l’amicizia che a lui mi lega, ma perché le sua capacità e la sua alta professionalità sono sotto gli occhi di tutti, profani della fotografia inclusi.

Grazie a lui e alle sue fotografie, ho conosciuto straordinarie donne liberiane e prostitute nepalesi. Ho visto la distruzione in Giappone dopo il terremoto, come mi sono perso nei backstage delle sfilate di Mumbai. E poi il viaggio più emozionante: il Gange raccontato nel suo progetto, non concluso, The Great Mother.

Qualche giorno fa, Giulio ha messo online sul suo sito la prima parte di un nuovo grande progetto, Aerotropolis, con il quale cambia linguaggio e approccio al proprio lavoro di fotografo. Già per fare questo, oggi, serve coraggio. Di Sturco infatti ha lavorato molto sul suo modo di vedere ed è stato anche questo a farlo apprezzare da molti, ora la sua riconoscibilità cambia strada, affrontando per lui un nuovo tipo di fotografia, oltre che un nuovo soggetto.

Il soggetto, infatti. Niente guerre, niente povertà, niente sfruttamenti, niente distruzioni. Niente di tutto ciò. Almeno apparentemente. Il viaggio comincia scendendo da un aereo.

Cos’è Aerotropolis?

Il termine Aerotropolis è stato coniato da John Kasarda, un pluripremiato accademico americano internazionalmente riconosciuto che ha basato la sua carriera intorno a questo concetto. La logica del suo ragionamento è semplice e coerente: così come le ferrovie nel XIX secolo e le autostrade nel XX secolo hanno plasmato lo sviluppo urbano e la dislocazione delle aree di produzione economica nelle città, così gli aeroporti nel XXI secolo rappresentano la principale leva dello sviluppo economico locale e il piu importante elemento di raccordo nel processo di produzione globale. L’Aerotropolis identifica una nuova piattaforma urbana, in cui gli aeroporti rappresentano il nucleo centrale intorno ai quali si sviluppa il resto della città, mettendo in comunicazione il mercato globale con i suoi attori. Una volta assodato che le città del futuro cresceranno intorno agli aeroporti, Kasarda cerca con i suoi studi di definire un modello sinergico di sviluppo urbano per esse, in cui oltre all’efficienza economica si tiene conto anche dell’estetica e della sostenibilità sociale e ambientale.

In che modo è nata l’idea di questo tuo nuovo progetto?

Nell’aprile del 2011, mentre ero a Bangkok, sono stato contattato dal Financial Times Magazine perchè avevano bisogno che fotografassi per loro John Kasarda, appunto. A quel tempo non avevo la minima idea di chi fosse. Durante e dopo lo shooting ho avuto modo di parlare con lui e di conoscere i suoi studi, la sua idea di città e il suo ultimo libro, che stava per essere pubblicato, Aerotropolis. The way we’ll live next. Da lì sono partite le ricerche e la strutturazione del progetto in diversi capitoli. La prima città che ho deciso di fotografare è stata New Songdo in Corea del Sud.

New Songdo, South Korea, 2011 - from "Aerotropolis" ©Giulio Di Sturco

L’interesse per questo progetto nasce dal fascino per la dinamica degli opposti che affiora quando si visitano queste new cities. Che gli aeroporti siano oggi al centro dell’attività economica e dello sviluppo urbano è un dato innegabile. L’aeroporto è il simbolo della globalizzazione mondiale: ogni giorno migliaia di persone viaggiano da un capo all’altro del mondo, tonnellate di merci vengono trasportate in tempi record creando sistemi di interscambio sempre piu veloci, efficienti e connesi. Quando però sono arrivato a New Songdo, quello che percepivo, camminando per le strade della città, era un profondo senso di solitudine e asfissia. La vicinanza geografica e le maggiori opportunità di comunicazione offerte dall’evoluzione tecnologica si traducevano in un’incolmabile distanza e sorda incomunicabilità tra l’uomo e il suo ambiente, tra l’uomo e gli altri uomini. Ogni spazio era studiato e organizzatoo secondo criteri lineari, razionali, ma la sensazione finale era di disagio e distacco: la città più che sembrare un luogo costruito dall’uomo per l’uomo era un contenitore asettico, gelido, preconfezionato dove l’umanità che la vive abdica alla propria creatività in nome dell’efficienza. Non c’è spazio per il caos, l’imprevisto, l’irregolarità: tutto è sottomesso a un disegno quasi “sovrumano”che finisce per annichilire l’uomo. Da qui l’inquietudine che traspare dalle mie foto.

Oltre al soggetto, come dicevamo poco prima, la tua fotografia è diversa rispetto a tutta la tua produzione precedente. Sicuramente è una scelta voluta e consapevole, a cosa è dovuta? Continue reading

Supporta il progetto di Rorandelli sull’industria del tabacco!

La piattaforma internazionale di crowd-funding dedicata al visual journalism, Emphas.is, ha accettato la richiesta di Rocco Rorandelli.
Da oggi è possibile (e consigliabile) diventare supporter del progetto giornalistico che il fotografo italiano Rocco Rorandelli sta curando già da alcuni anni: Behind the Smokescreen, sull’industria del tabacco internazionale. Dopo Indonesia, India, Cina e Bulgaria, Rocco proseguirà la sua indagine negli Stati Uniti.

Personalmente trovo Behind the Smokescreen un grande progetto e sono fiero di essere uno dei piccoli finanziatori del progetto.
C’è tempo ancora qualche settimana per essere coinvolti.

Rocco è tra i fondatori del collettivo TerraProject. Oltre che da TP, il progetto è sostenuto anche dall’agenzia francese PictureTank.

Qui tutte le informazioni:
- supporta il progetto su Emphas.is
- Cos’è Emphas.is? (articolo 21.09.10)
- L’industria del tabacco di Rocco Rorandelli (in Stories, 27.01.11)

Il Re della Fotografia

Quando ero a Londra ho lavorato per un’agenzia inglese ed un giorno, uscendo da un modesto pub dopo un’orribile salsiccia con i colleghi, troviamo la strada chiusa e nessuno nei paraggi. In piedi su un vuoto marciapiedi vediamo arrivare lentamente il classico taxi nero. La macchina si avvicina a noi ed è facile vedere chi c’è dentro. Riconosciamo i colori pastello dell’abito, un cappello inusuale e un saluto dal solo polso mobile: Sua Altezza Reale Elisabetta II del Regno Unito. I colleghi che erano con me non l’avevano mai vista: “sei stato fortunato!”. Strana concezione della fortuna che hanno i britannici.

In questi giorni mi trovo a Bangkok. Oggi ho visitato l’Art Center a Siam. C’erano diverse mostre tra cui, all’ottavo piano, una collettiva/concorso di artisti tailandesi selezionati da una giuria affinché rendessero omaggio alla “felicità tailandese” sotto il regno di Bhumibol Adulyadej Ramadhibodi Chakrinarubodin Sayamindaradhraj Boromanatbophit, conosciuto semplicemente come Rama IX. Il vincitore del concorso sarà svelato il prossimo 5 dicembre, il giorno di compleanno del Re e festa nazionale. In quasi tutte le opere esposte il re era presente e spesso rappresentato come icona o immagine perennemente presente nella quotidianità dei tailandesi. Fin dalla seconda opera vista, una cosa mi ha esaltato e affascinato subito: Rama IX è un fotografo. Infatti, il monarca è molte volte raffigurato con una macchina fotografica al collo (spesso una Leica) oppure nel momento in cui fotografa. Al momento che tipo di fotografo sia non l’ho ancora capito e sarei curioso di saperlo.
Poi un’amica fotografa mi ha detto che l’artista dell’agenzia VU, Tiane Doan na Champassak, si è auto prodotto il libro The King of the Photography (2011) in cui raccoglie una collezione di immagini di Rama IX con una macchina fotografica. Qui vi posto il video del libro, ha una tiratura limitata. Please una copia deve essere mia.

Ma quanti fotografi ci sono in giro?

 

TRANSIT – Espen Rasmussen interattivo


Transit
è il lungo progetto fotogiornalistico di Espen Rasmussen che, per 7 anni e in 4 continenti, ha lavorato sul tema del “rifugiato”. Secondo stime internazionali, oltre 43 milioni di persone al mondo scappano dal proprio paese per andare altrove. Spesso non importa la meta finale, l’importante è fuggire. Per paura. Paura di guerre, repressioni, violenze, persecuzioni e della piena incertezza nel futuro. Transit non racconta le guerre, ma parte delle sue dure conseguenze sulle persone, lontane dal fronte. Persone e aree del mondo che, in molti casi, oggi non fanno più notizia.
Transit è un libro (ed. Devi Lewis) ed una mostra esposta al Nobel Peace Center di Oslo. Ma anche un sito multimediale dove il progetto è ben presentato con l’aggiunta di video e testi.

STORY#04 – Oceanscapes | Renate Aller

Lo sguardo di lei è immobile. Il paesaggio scarno ed essenziale cambia di continuo. Acqua e cielo, oceano ed aria fotografati dallo stesso punto, Westhampton Beach, Long Island, New York. E per dieci anni.

Oceanscape ©Renate Aller

Renate Aller è un artista tedesca che dal 1999 al 2009 ha realizzato la serie fotografica, ora anche un libro, Oceanscapes – One View. Sono immagini Continue reading

Without. Jessica Dimmock dietro la cinepresa

Jessica Dimmock vive a Brooklyn ed è una delle migliori fotografe contemporanee che amo. Il suo primo libro The Ninth Floor (Contrasto, 2007) le ha permesso di farsi conoscere in tutti gli Stati Uniti e nel resto del mondo. MediaStorm ha poi realizzato, con le foto del libro e le audio interviste di Jessica ai tossicodipendenti ritratti al nono piano della Fifth Avenue, uno dei video multimediali più avvincenti e sconvolgenti degli ultimi cinque anni: appunto The Ninth Floor.
La fotografa americana ha continuato a realizzare reportage di alta qualità estetica e narrativa, come The US StandardPaparazzi! e Coler Hospital, e quest’anno la vedremo, insieme a Diego Garcia, dietro la cinepresa nel film indipendente Without del giovane regista americano Mark Jackson, alla sua prima opera. Il film è stato selezionato al Slamdance Film Festival 2011 che si terrà a fine mese a Los Angeles. Per vedere il trailer clicca la foto.

Plot:
On a remote wooded island, a young woman becomes caretaker to an old man in a vegetative state. She has no cell signal, no internet. Only a year removed from high school and forced to meet the needs of a man who cannot respond, Joslyn vacillates between finding solace in his company and feeling fear and anger towards him. As the monotony of daily routine starts to unravel, boundaries collapse and Joslyn struggles with sexuality, guilt and loss.

Jessica Dimmock è rappresentata da VII Network.

Women Are Heroes. Il film di JR

Uscirà il 12 gennaio nelle sale cinematografiche francesi il film-documentario “Women Are Heroes” dell’artista e fotografo JR, solo qualche mese fa insignito del prestigioso Ted Prize 2011. Il progetto fotografico (e civile) da cui è tratto il film è, a mio parere, uno dei più indiscutibili e interessanti lavori fotografici, comunicativi e di impatto e sensibilizzazione sociale degli ultimi anni.

Il trailer del film:

Ken Saro-Wiwa

Il 10 novembre di 15 anni fa veniva ucciso Ken Saro-Wiwa. Poeta ed attivista nigeriano, che divenne il portavoce del movimento il quale, ancora oggi, chiede e giustamente pretende il rispetto dei diritti umani a favore delle popolazioni del Delta del Niger. Una delle zone più ricche del pianeta. Ricche di petrolio ed enormi ricchezze per i suoi veri proprietari, e di certo non sono gli abitanti della regione a goderne. Questo è ovvio! Saro-Wiwa, con la penna e con la voce, si è opposto alle multinazionali accusate di stupro dell’ecosistema, violenza dei diritti umani e furto “legalizzato” di beni altrui. Accuse anche ai poteri forti nigeriani, autorità locali e governo, complici degli stranieri e da loro corrotti. Il poeta venne più volte arrestato e alla terza volta impiccato. L’opinione pubblica internazionale si mosse e arrivarono pesanti accuse nei confronti della Shell, una delle multinazionali petrolifere nella regione, cercando di dimostrare un suo coinvolgimento nella morte di Saro-Wiwa. L’anno scorso la Shell ha patteggiato e pagato un risarcimento di 15 milioni e mezzo di dollari, giustificando questa scelta non per ammettere la propria colpevolezza, bensì per favorire la riconciliazione tra le parti coinvolte. Gli attivisti, convinti, vogliono dimostrare che anche la Shell, tramite pressioni sulle autorità nigeriane, ha ucciso Ken Sar-Wiwa.

Roberto Saviano lo ha ricordato qualche giorno fa con un articolo pubblicato da L’Espresso e intitolato “Il messaggio di Ken“.

Alla faccia di certa musica italiana, una delle migliori band degli ultimi anni, Il Teatro degli Orrori, scrive “A sangue freddo”:

E la fotografia? Non posso non segnalare il lavoro di  Ed Kashi, “Curse of the Black Gold: 50 Years of Oil in the Niger Delta“.

The Mercy Project – Intervista a James W. Delano

La fotografia di James Delano e’ piena di ombre in cui sfumano i contorni di paesaggi e persone alludendo forse a uno stato d’animo che non è solo di chi fotografa, ma anche di chi è fotografato. In mezzo ai nuovi scenari l’uomo si muove a tentoni, guarda davanti a sé smarrito, come se la vita nella sua precipitosa fuga in avanti lo avesse lasciato solo sul bordo della strada. In Giappone, dove la modernizzazione è cosa fatta, dove nessuno è più lanciato alla riscossa, lo si ritrova, perso e triste, fra le ombre delle proprie percezioni. E’ diventato un profugo, un senza terra. La sfida è stata così nuova e così grande che solo pochi sono riusciti a coglierla.”

Erano le parole di Angela Terzani scritte ad introduzione della bellissima mostra “Sulle orme di Tiziano Terzani” organizzata dalla Galleria Grazia Neri nel 2009.

Oggi James Whitlow Delano ha deciso di intraprendere una nuova sfida, personale ma con nobili intenti di compartecipazione a un tema che lo aveva colto e sconvolto a livello familiare, dopo la prematura scomparsa della sorella Jeanne. Il progetto culminerà a breve in un libro fotografico, come opera collettiva, in cui Delano stesso ha fatto confluire amici fotografi tra i più eccellenti al mondo (vedi sotto l’elenco completo).

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