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Fare libri di fotografia

©Teun Van Der Heijden for Foam

E’ una bella parola “fare” e saper fare è bello. Ovvio, dipende da cosa. Per cambiare, parliamo di fotografia e il saper fare bei libri di fotografia. Da pochi anni si parla tanto del “self-publishing”, come se fosse una novità quando in realtà, in passato, si chiamava, ad esempio, “libro d’artista” il quale era una ricercata prova espressiva, rimarcando anche sull’unicità dell’opera-oggetto stessa. Ora è forse più semplice farsi un libro da soli, a casa, come lo è fare film o un album musicale. Il mercato editoriale, certo, è cambiato e il “crowdfunding” non è comunque la soluzione, al massimo può solo convivere all’interno della rete produttiva e distributiva già consolidata.
Dando per scontato che il contenuto di un libro fotografico in cantiere sia altamente valido e dando per raggiunto un obiettivo finanziario per la produzione tramite il crowdfunding, poi il libro chi lo fa? chi lo progetta o lo disegna?
Le alternative sono tante e per chi dovesse scegliere di rivolgersi ad un professionista, l’intervista del designer olandese Teun Van Der Heijden rilasciata a GUP Magazine è davvero interessante.

Tra gli altri libri, Van Der Heijden ha lavorato su Diamond Matters di Kadin Van Louhizen, Black Passport di Stanley Greene e Interrogations di Donald Weber.

Campagna acquisti

Ancora agenzie fotografiche. Tralasciando le colossali banche dati e i loro viavai di immagini e collaboratori, le più note agenzie fotografiche del mondo cercano, a volte, di includere nei rispettivi team i nomi brandizzati dell’immagine e/o del fotogiornalismo. Mi rendo conto che il termine “brandizzato”, oltre che inesistente e ridicolo, possa fare ribrezzo. Ma provo a spiegarmi, le agenzie indipendenti dovrebbero coltivare i propri talenti. La parte eccitante, tra l’altro, è anche scovarli, quelli giusti ovviamente; no-perdi-tempo. Oppure riuscire a portare nel proprio orto i migliori frutti già maturi e apprezzati, a volte fin già dal solo nome o marchio di fabbrica . Appunto brand.
Poi, ovvio, solo questo non basta. Come una squadra di calcio (di cui io non me ne intendo per niente), i migliori giocatori del mondo messi insieme alla rinfusa quasi mai formano la migliore squadra del mondo. L’offerta è varia, a volte rischiosa. Bisogna saper scegliere i migliori, come i migliori devono a loro volta saper scegliere e valutare l’offerta più vantaggiosa.

Gli ultimi “acquisti” tra le file dei fotografi presso alcune note agenzie:

Kate Peters, Paolo WoodsYann Gross (INSTITUTE For Artists Management)*
Giancarlo Ceraudo e Andrea Bruce (Noor Images)*
Davide Monteleone (VII Photo Agency)*
Ivor Prickett, Guy Martin, Chloe Dewe Mathews, Shiho Fukada, Kacper Kowalski and Mads Nissen (Panos Pictures)*
Chris Buck (August)*
Tim Hetherington Estate (Magnum Photos)*

Getty Images Grants for Editorial Photography 2011

Annunciati i vincitori dell’edizione 2011 del premio dedicato al fotogiornalismo, promosso dall’agenzia Getty Images. Ai 5 vincitori va un premio in denaro ($20.000 a testa) per sostenere i loro progetti fotografici.

Alvaro Ybarra Zavala
Spagna, 1980, Reportage by Getty Images – “Colombia: In the Eternity of Sorrow

©Alvaro Ybarra Zavala/Reportage by Getty Images

Joan Bardeletti
Francia, 1976, PictureTank – “The Kill (African gays) Bill

©Joan Bardeletti/Picturetank

Stanley Greene
USA, 1949, Noor Images – “The E-Waste trail. China, Pakistan, Nigeria

©Stanley Greene/Noor Images

Walter Astrada
Argentina, 1974, Reportage by Getty Images – “Violence Against Women – Norway

©Walter Astrada/Reportage by Getty Images

Liz Hingley
UK, 1985, freelance – “The Jones Family

©Liz Hingley

Gallery e testi dell’edizione 2011
Olivier Laurent di British Journal of Photography intervista Aidan Sullivan, vicepresidente di Getty Images

La giuria di quest’anno era composta da Tom Stoddart (fotogiornalista),  Jean-Francois LeRoy (direttore di Visa Pour l’Image, Perpignan), Jon Jones (direttore della fotografia del Sunday Times Magazine, Londra), Emanuela Mirabelli (photo editor di Marie Claire Italia, Milano) e Cyril Drouhet (direttore della fotografia di Le Figaro Magazine, Parigi).

Tripoli oggi. Yuri Kozyrev per Time

Il fotografo Yuri Kozyrev dell’agenzia Noor è in assegnato a Tripoli per la rivista americana Time. Ecco una parte del suo reportage:

A rebel fighter leaps from a statue within Muammar Gaddafi's Bab al-Aziziya compound in Tripoli, Libya, August 25, 2011. After six months of fighting, rebels succeeded last week in overwhelming the forces of Col. Muammar Gaddafi to take control of the Libyan capital ©Yuri Kozyrev/Noor for Time

STORY#06 – Destino final | Giancarlo Ceraudo

Un documentario del fotografo Giancarlo Ceraudo racconta l’inchiesta che ha permesso di ritrovare tre aerei usati per i voli della morte in Argentina. Alcuni piloti potrebbero essere presto arrestati.

Il video sarà proiettato il 19 maggio 2011 nell’ambito del festival dei diritti umani di Buenos Aires. È stato realizzato da Ratworld Tv.

© Internazionale.it